giovedì 11 marzo 2010

COPERTA SCALMI PREPARAZIONE PER LA FRISA


Preparata la coperta di poppa viene poi fissata ai bagli. Si preparano gli scalmi e con minuziosa
precisione, il maestro d'ascia, realizza degli incastri sulla coperta

per poi fissare gli scalmi dove in futuro sarà fissata la falchetta. Mastro Michele Malinconico spesso, un pò scettico, mi chiede il perchè della scelta di un gozzo a vela latina. Ma non sò dargli una risposta. Di certo il fascino del restauro di un gozzo in legno è un' emozione indescrivibile

martedì 16 febbraio 2010

OPERA MORTA E BAGLI



Ricostruita la poppa via alla ricostruzione dell'opera morta e dei bagli. Oltre al restauro spesso mi chiedo se il gozzo Alimuri potrà essere armato a vela latina. A sentire i commenti, di certo non incoraggianti, forse devo abbandonare

questa idea. Ma io sono un pò "testa dura" pertanto il gozzo Alimuri, dopo il restauro, sarà armato a vela latina. Quanti commenti e spero che questa scelta sia quella giusta. Ma comunque, bastano già gli insegnamenti di uno degli ultimi maestri d'ascia di Meta e fare in modo che, questi vecchi mestieri del nostro paese non vengano dimenticati.

giovedì 11 febbraio 2010

POPPA

Non credevo che i danni erano tanti, infatti anche la poppa ha avuto dei
danni e quindi via anche al rifacimento della poppa. Mastro Michele con ascia e scappello scolpisce il legno, per creare l'alloggio delle tavole di fasciame, all'inetrno della poppa.

venerdì 15 gennaio 2010

RICOSTRUZIONE DELLE ORDINATE DANNEGIATE



Ormai è tutto pronto, ed il gozzo sembra fermo lì, ad aspettare le mani sapienti del maestro d'ascia per ridargli le vecchie glorie.




giovedì 14 gennaio 2010

Inizio del restauro del gozzo a vela latina


Oggi sono andato nel cantiere ed ho trovato il gozzo praticamente mancante di tutta la parte superiore "opera morta". Mi è quasi venuto un infarto pensando che, forse era arrivato l'ora della rottamazione, ma "M'astù Michele Malinconico" mi ha rassicurato dicendomi che per iniziare bisognava prima togliere tutto e poi ricostruirlo. Allora via al restauro.

mercoledì 23 dicembre 2009

MAESTRO D'ASCIA Michele Malinconico

Mastro Michele Malinconico, uno dei pochi maestri d'ascia rimasti
a Meta, incomincia a ricostruire la parte mancante delle ordinate.
Con precisione modella i pezzi di
legno e per questa operazione vengono usati stortami di gelso, olmo o quercia, invecchiati da anni. Mastro Michele spesso mi racconta
che suo padre, (mastro Ciccio Scuppetta) il legno "storto" lo ordinava direttamente dai contadini della zona. Era usanza allora che i contadini amici, prima di tagliare l'albero, chiedevano al maestro d'ascia, se vi erano parti dell'albero che potevano essere destinate alla lavorazione delle imbarcazioni. Infatti, l'opera morta della lancia Mastucciccio, fatta da suo padre, fù costruita con lo stortame di un albero di noci cresciuto nel proprio giardino. Le barche venivano costruite con il metodo del traccio. Quì a Meta la lancia o il gozzo prima veniva "tracciato", cioè disegnato in tutte le sue parti, e poi si iniziava la costruzione. Con questo metodo i maestri d'ascia, posso prevedere oltre alla forma, al volume dell'inbarcazione, anche all'asseto in mare. Anche il gozzo Alimuri è stato costruito con il metodo del traccio, chissà da quale
maestro d'ascia della Penisola Sorrentina e da quale cantiere questo gozzo è stato proggettato. Ma il restauro di questo gozzo, per mastro Michele Malinconico, non è altro che il ritorno alle vecchie imbarcazioni dove, ogni barca aveva una sua storia, con un proprietario che aveva una sua idea e spesso queste idee erano stenti per la propria famiglia, perchè "avere una lanzetella" come allora si usava dire, era un lusso da pochi. Dove la lancia o il gozzo per alcune famiglie sorrentine, entravano a far parte forse, non nel patrimonio familiare ma nella famiglia stessa.
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sabato 5 dicembre 2009

META


Il nome del gozzo "Alimuri", nasce da una profonda riconoscenza, a quei luoghi dove sono nati brigantini a palo, feluche, tartane, gozzi, lance e barche in genere cioè, Meta la spiaggia di Alimuri. Quello che più mi rammarica che di quei brigantini , di quei cantieri, di quelle persone che nell'epoca d'oro della vela hanno fatto la storia di Alimuri, non nè è rimasta nemmeno l'ombra. Qualcuno ne parla come se tutto questo sia accaduto chissà dove, chissà quando, eppure è successo a Meta; Un piccolo paesino dove quasi tutti gli abitanti giravano intorno alla costruzione delle imbarcazioni. Dapprima usate per il trasporto dei manufatti in seta e dopo per il trasporto degli agrumi. Infatti in Penisola Sorrentina era diffusa la coltivazione di gelsi, proprio per l'allevamento dei bachi da seta. Poi ci fù una morìa di queste piante, di conseguenza la lavorazione di seta finì e quindi, i contadini del luogo incominciarono a coltivare arance e limoni che venivano trasportate prima fino a Napoli, poi fino in America. Il trasporto veniva effettuato dai locali armatori, proprio con quei brigantini a palo, costruiti da quei cantieri, che ormai sono quasi scomparsi e con loro sono scomparsi i maestri d'ascia, i maestri calafati, i maestri velai e tutto ciò che Meta rappresentava in quel tempo per la marineria Sorrentina. "Sorrento, per meglio dire Meta, con la spiaggia di Alimuri, e Piano con quella di Cassano, furono i maggiori centri velici del mezzoggiorno degni temuti rivali di Camogli, con tradizioni marinare che risalivano all'epoca della dominazione angioina a Napoli"(Uomini e Bastimenti Italiani di Capo Horn)